Premio Sabrina Sganga 2016

 


Associazione Sabrina Sganga
Controradio
Controradio CLUB
Oxfam Italia
Cospe
Banca Etica

hanno presentato la IV° edizione del

Premio Giornalistico Sabrina Sganga
Questione di Stili

“Consumo critico, etica, ecologia:
Idee e progetti per un’altra società”


Il mondo sotto casa
La centralità del ruolo dei migranti
nella trasformazione della società

È indetta la quarta Edizione del “Premio Giornalistico Sabrina Sganga – Questione di Stili”

Il Premio è riservato a giornalisti (professionisti, pubblicisti, praticanti e allievi delle scuole di giornalismo) fotografi, attivisti e operatori del campo della comunicazione, nei settori della carta stampata, radio, televisione, cinema documentario e nuovi media.

Partecipa al premio
compilando il modulo di iscrizione


Video a cura di Elena Palumbo


Schermata 2016-02-04 alle 10.55.53A Sabrina mi legano tanti ricordi, personali e culturali. Ma il suo entusiasmo e la passione con la determinazione di andare laddove il tema era più scottante e attuale, segnano il più vivo ricordo di lei. Penso che un premio a un progetto giornalistico in suo nome, sia il modo migliore per ricordarla e uno stimolo forte per non arrendersi ai luoghi comuni del dire, cercare non solo la notizia per fare cronaca ma indagare, esplorando il più possibile, dove la notizia nasce. Non accontentarsi di informarsi ma volere capire e andare dove il ‘fuoco brucia’. Come si suol dire ‘dentro la notizia’.

Il ruolo dei migranti nella trasformazione della società: questo il titolo al tema da svolgere di questa edizione del premio a lei dedicato. Nessun altro titolo avrebbe potuto meglio di questo rappresentare Sabrina: lei, che in tempi non sospetti ha dato voce a tanti migranti con interviste e dialoghi sul tema dell’immigrazione e sulla convivenza. E non posso a questo punto non ricordare le volte che mi chiamava, di solito la mattina, per intervistarmi sulle questioni dei migranti, sul problema della casa, o sui temi della convivenza civile. Una voce, la sua, che dalla radio di Controradio era attesa da tutti noi. Noi, che siamo onorati di averla conosciuta.

Mbaye Pape Diaw, giurato

bufanoLa butto lì.
Mi piacerebbe che qualcuno un giorno tornasse a visitare quelle nuove realtà  sociali che Sabrina documentava con i suoi reportage. Esperienze di una vita diversa, lontane anni luce dai nostri scenari quotidiani. Penso ai reportage dagli ecovillaggi, dalle cooperative agricole, dalle comunità di accoglienza. Da realtà nate per rinnovare profondamente consuetudini e stili di vita deleteri e assolutamente in contrasto con i concetti di sostenibilità e qualità della vita.

Sabrina era una giornalista di grande spessore al quale univa una grande passione. Sono sicuro che tornare a verificare e documentare quelle esperienze otto o dieci anni dopo, sarebbe stato un impegno che lei avrebbe affrontato con grande entusiasmo e grande professionalità.

E’ possibile che alcune di quelle realtà possano non essersi evolute in senso positivo.  Le difficoltà sono molte e andare controcorrente è un’impresa ardua.  Ma Sabrina, oltre che appassionata, era anche molto pragmatica ed andare a verificare se idee affascinanti fossero riuscite ad avere gambe ed andare avanti, sarebbe stato un progetto giornalistico nel quale si sarebbe buttata a capofitto.
Ho visto che Elena, sua figlia, realizza video e so che vorrebbe provare ad avere esperienze radiofoniche. Vediamo che succede. Tra un po’.

Mario Bufano, Direttore Controradio

foto MNori 2014Ci siamo conosciuti sotto la Guernica alla facoltá di Lettere durante la pantera, e vent’anni dopo la sua voce mi accompagnava ancora dovunque andassi, Etiopia o Mauritania, dallo streaming di Controradio, insegnandomi a fare cose ovvie e giuste, ma spesso non sapute. Dal riciclare i tappi delle bibite, ad utilizzare certi fertilizzanti. Io agronomo presunto ambientalista semplicemente certe cose non le sapevo. E la voce di Sabrina alla radio mi rendeva cosciente delle implicazioni del mio stile di vita – quindi cittadino.

In un mondo in cui le informazioni sono spesso troppe e poco filtrate, la voce di Sabrina dava la direzione, era la bussola di dati e ragionamenti che altrove non si trovavano. Semplice ed efficace. Appena quindi mi sono riavvicinato a Firenze nel mio girovagare ho pensato che avesse senso contribuire a mantenere e sviluppare lo sforzo di questo messaggio, che aiuta a renderci migliori.

Rifiuti, energia, migrazioni, ed altre tematiche cardine spesso insabbiate nel sopravvivere quotidiano, sono la chiave per cambiare noi stessi e quindi il mondo come lo viviamo. Partecipare al premio dell’Associazione Sabrina Sganga è dunque la possibilitá di vivere meglio come persona, cittadino, padre, figlio, compagno, agronomo, utente e tutte le altre identità che interpretiamo ogni giorno. Ed il privilegio di poter trasmettere e riverberare in maniera creativa un messaggio necessario.  

Michele Nori, membro della giuria 

179747_620237207986633_1710055707_nIl sistema dell’informazione condivide con la società italiana una forma di rassegnata “xenofobia a bassa intensità”. Degli immigrati si parla ancora soprattutto nella cronaca nera o in presenza di notizie che richiamano qualcuna delle strane “emergenze” nazionali: emergenze che riescono a restare tali per decenni. Nemmeno i dati economici sul rilevante contributo degli immigrati al prodotto interno lordo o al pagamento dei contributi pensionistici bastano a modificare la prospettiva. E cioè a diffondere l’idea che la diversità possa essere una fonte di arricchimento e che esista una straordinaria varietà di storie che il giornalismo italiano potrebbe raccontare.

Gli immigrati – e in generale i “diversi” – non vengono presi seriamente in considerazione nemmeno come potenziali lettori. L’informazione si basa su un prototipo di fruitore X che nella maggior parte dei casi viene ancora classificato come bianco, eterosessuale e cattolico.

I giornalisti italiani nel 2008 si sono dotati di un codice deontologico, la Carta di Roma, che contiene alcune semplici regole da seguire quando si parla di immigrati, rifugiati, richiedenti asilo. Regole di buon senso – adottare termini appropriati, evitare informazioni sommarie, imprecise, distorte; tutelare l’identità dei rifugiati e dei richiedenti asilo per evitare ritorsioni sui loro familiari – che sarebbero addirittura superflue se, semplicemente, tutti i giornalisti si attenessero alla regola fondamentale, sancita dall’articolo 2 delle legge istitutiva del loro ordine professionale (che risale al 1963): rispettare la verità sostanziale dei fatti.

Nel 2011 è nata l’associazione Carta di Roma che ha il compito di vigilare sull’osservanza del codice deontologico. E questo fatto – la necessità di un organo di vigilanza – chiarisce da solo che non sempre quelle ovvie regolette vengono rispettate. Molto spesso per colpa (in senso tecnico: negligenza, imprudenza, imperizia), ma anche per dolo: c’è infatti chi le interpreta come esasperazioni del politically correct e ritiene, per esempio, di dover continuare a utilizzare il termine clandestino per definire un richiedente asilo, o nomade per indicare un rom che vive da generazioni nello stesso luogo ed è anche cittadino italiano, o non si fa scrupolo di accreditare l’idea – smentita dall’intero mondo scientifico – che i salvataggi in mare dei migranti provenienti dall’Africa possano determinare la diffusione in Italia del virus dell’ebola.

Ma come ha scritto Igiaba Scego nel presentare il secondo rapporto di Carta di Roma «non c’è solo l’esigenza di attuazione del codice deontologico (quindi l’uso delle parole corrette, di una titolazione che rispetti il prossimo, ecc.), ma anche l’esigenza di far capire a chi fa informazione che l’Italia ha ormai cambiato pelle e che, piaccia o no, lo Stivale ormai è meticcio».

Ecco il Premio intitolato alla collega Sabrina Sganga offre una straordinaria opportunità di raccogliere prodotti e progetti giornalistici utili a “far capire”.

Giovanni Maria Bellu, Presidente Associazione Carta di Roma