Andrea Baranes

Il Cibo è il tema di questa terza edizione del premio giornalistico dedicato a Sabrina Sganga, giornalista che raccontava le scelte etiche dei cittadini e gli stili di vita e che non ha tralasciato certo il racconto della finanza etica e dell’uso responsabile del denaro…e allora perché non contribuire a questa narrazione e a quelle che risponderanno a questo bando con uno spunto di riflessione su Cibo e Finanza? Spiegando le conseguenze drammatiche di strumenti speculativi sulla vita di migliaia di contadini e piccole comunità che vivono di agricoltura, l’utilizzo dei derivati per scommettere sul prezzo del cibo e delle materie prime.

Per prima cosa ricordiamo che i derivati sono contratti finanziari il cui valore deriva da quello di un bene (titoli, indici, materie prime o altro) chiamato sottostante. I derivati sono nati essenzialmente come strumenti di copertura dai rischi. Tramite un derivato posso comprare il grano tra alcuni mesi a un prezzo fissato già oggi. In cambio di una commissione, la banca che me lo vende si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi. E’ la loro stessa natura a renderli strumenti particolarmente adatti alla speculazione.

Facciamo un esempio: la crisi finanziaria a cavallo del 2008, quando giganteschi capitali fuggono dai mercati finanziari “tradizionali” e tramite i derivati si riversano sulle materie prime, alimentari e non. Investimenti puramente finanziari che spingono al rialzo il prezzo, richiamando altri investitori. Il fenomeno si autoalimenta, si crea una bolla finanziaria. Quando qualcuno inizia a vendere parte il percorso inverso: scoppia la bolla, panico sui mercati e prezzi che crollano. Sia i produttori sia i consumatori si trovano in balia dell’instabilità.

Nel 2008 aumenta il prezzo di tutte e 25 le principali materie prime. Un aumento all’unisono più unico che raro e a maggior ragione ingiustificabile in un periodo di crisi. Il prezzo del grano e del mais raddoppia in pochi mesi senza che si verifichi una siccità o un altro evento naturale. Un aumento così repentino non può nemmeno essere spiegato con il cambiamento di dieta dei Paesi emergenti, la crescita dei biocombustibili o i cambiamenti climatici, tutti fenomeni di lungo periodo. E’ l’ondata speculativa che determina se milioni di esseri umani saranno in grado di sfamarsi o meno.

Non solo. Acquistando un derivato sul grano non finanzio i contadini o le produzioni. Mentre centinaia di milioni di persone in particolare nelle aree rurali sono escluse dall’accesso al credito, somme stratosferiche inseguono profitti a breve da scommesse sul cibo, causando impatti devastanti per le fasce più deboli della popolazione. L’aspetto più incredibile è quindi che la finanza non provoca “unicamente” instabilità, crisi e squilibri, ma non riesce nemmeno a fare ciò che dovrebbe fare. Da un lato sterminati capitali sono alla continua ed esasperata ricerca di qualche sbocco di investimento. Dall’altro enormi necessità non vengono finanziate e fasce sempre più ampie della popolazione, anche da noi, si trovano escluse dai servizi finanziari. Semplificando, domanda e offerta di denaro non si incontrano. Con buona pace dell’idea dei “mercati efficienti” alla base della dottrina neoliberista che si è imposta nell’ultimo trentennio, l’attuale sistema finanziario rappresenta il più macroscopico fallimento del mercato. Di fronte a un sistema politico e mediatico che continua a imporre una visione secondo la quale la finanza pubblica è il problema e quella privata la soluzione, è da qui che occorre ripartire per un radicale cambiamento di rotta, sia riguardo le politiche economiche sia più in generale di ribaltamento dell’immaginario della crisi che ci è viene quotidianamente raccontato.

Andrea Baranes, Presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica di Banca Etica

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