Daniela Sala e Gaetano Veninata

Il premio per noi ha significato avere l’opportunità di seguire una storia che avevamo incrociato, ma che non avevamo mai avuto il tempo – e soprattutto le risorse – per seguire con la dovuta attenzione. La nostra speranza (e insieme la nostra preoccupazione) è quella di essere riusciti a dare la giusta rilevanza ai suoi protagonisti, quelli che ci piace chiamare ‘nuovi italiani’.

Raccontare il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e le lotte di chi lo vive nel quotidiano, è infatti complicato. Ancor di più se a farlo sono le prime vittime (non le uniche, ovviamente) di questo fenomeno. Al Sud la parola caporalato vuol dire tante cose e si intreccia a tanti altri problemi: culturali, sociali, ambientali. Riguarda le modalità di produzione, anche, e il rapporto tra capitale e lavoro. Il come e il perché un pomodoro è dentro il nostro frigorifero, per capirci.

Ecco, se c’è qualcosa per cui siamo grati al premio è l’incredibile opportunità che ci ha dato di raccontare le storie dei migranti di Caserta e Castel Volturno, le loro battaglie, il loro agire quotidiano nel segno di una cultura della solidarietà che andrebbe riscoperta, spesso e purtroppo, anche dai ‘vecchi italiani’.

Daniela Sala e Gaetano Veninata, vincitori della quarta edizione del Premio

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