Lorenzo Guadagnucci

lorenzoIl punto chiave è il cambio di prospettiva. Stiamo vivendo un momento di passaggio che i più chiamano “crisi”, lasciando intendere che si tratta di una semplice parentesi, in attesa di riprendere il cammino precedente, percepito (e fatto percepire) come “naturale”. Siamo invece, più probabilmente, ad un punto di svolta, con la chiusura della “fase d’oro” del neoliberalismo, un’ideologia e una prassi politica fondata su alcune parole d’ordine: crescita, deregulation, finanza, privatizzazioni. Un trentennio di cosidette riforme ha condotto a una crisi di sovraproduzione (eccesso di merci inutili e contestuale impoverimento delle classi medie e popolari) e alla perdita di ogni controllo democratico sul sistema finanziario, cresciuto in modo abnorme e ormai in grado di dettare scelte stringenti ai governi nazionali nell’interesse di una ristretta classe di supercapitalisti.

Non sappiamo ancora che forme assumerà la nuova fase, in che modo usciremo dal trentennio neoliberale: molto dipenderà dai cittadini, dalla loro capacità di organizzarsi e di farsi valere al cospetto di poteri forti ma ormai in crisi di consenso e di legittimità. Ma dipenderà anche dalla qualità delle idee e dei progetti che saranno messi in campo. Una prospettiva di cambiamento che sia davvero progressiva, cioè democratica, giusta, capace di futuro, deve proporsi necessariamente la conversione ecologica del sistema produttivo, la riduzione delle diseguaglianze, la ricerca di nuove forme di cooperazione e partecipazione. Si tratta quindi di abbandonare il terreno culturale e politico che tuttora è dominante e nel quale si insiste a parlare – autisticamente – di crescita, consumi, competizione, privatizzazioni, liberalizzazioni.

La sfida del nostro tempo è disintossicarsi dal trentennio che abbiamo alle spalle. E’ una sfida difficile, perché c’è bisogno di un immaginario nuovo, ma sappiamo anche quanto sia vitale l’universo della cittadinanza attiva, quanto sia fertile il terreno delle economie solidali, quanto sia maturata la prospettiva ecologista nella pratica concreta di individui e comunità. C’è un mondo nuovo da raccontare: rendere visibili le idee e le azioni che sono già il nostro futuro, sarà un primo, importante contributo al cambiamento.

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