Mariella Di Stefano

Rappresentare lo spirito del proprio tempo e raccontarne le storie in modo chiaro, documentato, eticamente corretto, con un linguaggio che riesce a interessare, affascinare e trascinare il lettore. E’ quello che ogni giornalista si propone di fare con il suo lavoro, declinando nel modo il più possibile genuino la verità di ogni storia, grande o piccola che sia, di ogni frammento del reale in cui vive. E’ un obiettivo dignitoso e onesto in un’informazione spesso conformista e omogenea, fagocitata dalla velocità e dalla notizia che si consuma all’istante, che poco si interroga e non riflette, che dà priorità ai numeri, ai titoli e non alle storie vere.

Poi accade che qualcuno, per una straordinaria combinazione di fattori imprevedibili, riesca ad andare oltre. Persone dotate di un’antenna speciale, una specie di sesto senso. Persone che colgono a fondo lo spirito dell’epoca in cui vivono e grazie a una sensibilità più sottile o più profonda, empatica, precorrono i tempi e anticipano il futuro. Percepiscono dunque bisogni ancora inespressi o espressi in forma frammentaria e inconclusa e riescono a farli emergere in superficie in modo che abbiano voce e spazio e diventino narrazione di quel tempo. Una voce forte e chiara che aggrega, tesse reti e trasforma quel fiume carsico in testimonianza del proprio tempo che reclama diritto di cittadinanza. E inevitabilmente pone le condizioni per trasformare “lo stato delle cose presenti”.

Sabrina Sganga ha avuto la capacità di essere questa voce e di esprimere senza mediazioni una visione innovativa e forte – perché matura e radicalmente certa della sua giustezza – di molti contenuti che hanno ridisegnato i concetti di salute e malattia e il nostro rapporto con la realtà della cura, o meglio delle cure possibili. Non per finalità astratte ma per affermare una visione aperta e inclusiva, polifonica, abbandonando se necessario certezze radicate, ma non più in grado di rispondere ai bisogni ed esigenze più complessi dell’uomo contemporaneo. Per praticare davvero la libertà di scelta terapeutica, diritto costituzionale e cartina di tornasole del grado di democrazia di una società.

Nei primi anni Novanta un libro, “Gli amici dell’acqua”, raccontava le esperienze di una comunità piccola di persone che iniziavano a curarsi con quelle che si chiamavano ancora “medicine alternative”, a marcarne l’alterità rispetto alla narrazione prevalente della medicina.

Oggi quell’embrione di comunità ha superato la sua dimensione minoritaria. E’ un mondo di soggetti consapevoli dei propri diritti che continua a lottare perché, se razionali e fondate, altre terapie e metodi di cura possano diventare un diritto esigibile per i cittadini che lo richiedono.

L’integrazione dei saperi medici dentro una visione innovativa e moderna del diritto alla salute, oggetto del Premio Sabrina Sganga 2017, non è più il racconto di pochi o mera testimonianza. E’ una esperienza condivisa da molti e avendo costruito alleanze impensabili anche solo pochi anni fa, lascia tracce importanti che cominciano a riscrivere la storia dei sistemi sanitari possibili. Certo c’è ancora molto da fare ma la strada è tracciata. Una strada che finalmente prende in carico i bisogni e le esigenze di molti, di quel 20% di cittadini italiani che, come dice l’ultimo Rapporto Eurispes, utilizzano terapie o sistemi di cura complementari. Se questo è accaduto, si deve anche a Sabrina e a quella sua voce chiara e forte capace di intonare un controcanto e di diventare spirito del nostro tempo.

Abbiamo bisogno di voci coraggiose, capaci di andare controcorrente, di non accontentarsi di narrazioni preconfezionate. Se questo approccio troverà un suo spazio nel premio, saremo tutti più ricchi. Di umanità e di futuro.

Quest'articolo è stato pubblicato in Il premio secondo.... Bookmark il permalink.

One Response to "Mariella Di Stefano"