Paolo Ciampi

Paolo-CiampiDevo resistere alla tentazione di parlare di Sabrina come un’amica, fin dai tempi della nostra università, per provare piuttosto a ragionare su questo premio nel ruolo di presidente dell’Associazione Stampa Toscana, il sindacato dei giornalisti: e non è facile. E allora voglio dire che di premi giornalistici ce ne sono tanti: quasi sempre non valgono la pena. Sono i premi appannaggio di firme famose, chiamate a presenziare a una cerimonia che si ritiene dia lustro a un ente locale o a un’associazione e per questo, magari, pagate di conseguenza. Ben poco a che vedere con il lavoro vero di chi ha scelto di fare informazione. Lavoro bello, difficile, faticoso, spesso poco riconosciuto, comunque lontano anni luce da salotti e coni di luce.
A Sabrina, sono più che convinto, uno di quei premi avrebbe fatto sostanzialmente orrore. E come darle torto? Però questo premio è un’altra cosa: e a ben vedere forse è proprio la parola premio che sta stretta. Perché al centro sta l’idea di un nuovo giornalismo, serio, meticoloso, responsabile. Di un giornalismo che sappia resistere alle lusinghe dei palazzi, giocandosi tutte le carte a disposizione per una nuova alleanza tra giornalisti e cittadini: con i primi capaci di scendere sul terreno della trasparenza, della concretezza, dell’informazione di servizio e con i secondi più consapevoli che la crisi dell’editoria e del lavoro giornalistico non è una crisi di pochi – magari di una “casta” – ma di tutti coloro che hanno a cuore il proprio paese, la propria città, la propria comunità.
Un premio così non poteva che essere intitolato a Sabrina. E anche “intitolato” è una parola che sta stretta. Diciamo piuttosto così: un premio così non poteva che raccogliere l’esempio professionale e umano di Sabrina. Ovvero di una collega – oltre che di un’amica – che sapeva dare voce alle realtà che di solito non trovano cittadinanza nei grandi mezzi di informazione. Di una collega – tra l’altro – che è stata anche donna di sindacato, consapevole che la battaglia per una nuova informazione non poteva (e non può) essere separata dalla battaglia per i diritti del lavoro, a partire da quello dei tanti precari e free lance senza i quali oggi in Italia non uscirebbe un solo giornale. E anche per questo, l’Associazione Stampa Toscana non poteva non essere in questo premio. E con Sabrina.

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