Vincitori 2018

 

PROGETTI REALIZZATI

 

VINCITORE – 1000 Euro

Dalla Cina a Facebook: prove di controllo totale

Cecilia Attanasio Ghezzi e Federico Gennari Santori

articolo su PAGINA 99 il gg 16 giugno 2017

http://www.pagina99.it/2017/06/16/credito-sociale-cina-facebook-google-controllo-totale/

MOTIVAZIONI:

Il lavoro è un documentato approfondimento sulle politiche di sorveglianza e controllo attuate dalle grandi multinazionali digitali in tutto il mondo. Se il giornalismo dev’essere il cane da guardia della democrazia, questo lavoro svolge magistralmente il compito attivando la consapevolezza e il senso critico a partire dalla denuncia di un diffuso e pericoloso equivoco secondo il quale la rete sarebbe un luogo orizzontale e partecipativo, gestito dal basso. Questa giuria ha voluto premiare lo sguardo globale dell’autrice sulla rete, sui meccanismi che governano le scelte dei suoi utenti, smontando la diffusa e pericolosa credenza dell’innocenzadei social media.

MENZIONE SPECIALE 1

A Garden, Eventually (Samos/Italy/Iran – 2017)

Andrea Luporini

Fotografia

MOTIVAZIONI:

Un artista italiano incontra un richiedente asilo iraniano a Samos, dove due vite così diverse e punti di osservazione sulla vita e sul mondo così distanti, trovano uno spazio di ascolto reciproco. Nasce così, da un incontro, la voglia di mescolare e sovrapporre in un’unica opera le loro personali ed intime espressioni artistiche. “Share” in questo caso è l’opera d’arte condivisa, le difficoltà e le crisi che – pur di diverso segno e intensità – accomunano due individui. La giuria ha trovato in questa proposta un interessante ampliamento del concetto della condivisione: “Share” è anche relazione, disponibilità, ascolto: un’esperienza artistica comune e condivisa.

MENZIONE SPECIALE 2

Roma meticcia: Metropoliz e il Museo dell’Altro e dell’Altrove

Maria Panariello e Maurizio Franco

Articolo pubblicato il gg 25 10 2017 sul portale www.openmigration.org un portale specializzato su rifugiati e immigrazione

MOTIVAZIONI:

La giuria ha apprezzato il modo di fare giornalismo di Panariello: in tempi di criminalizzazione della povertà, mentre ogni tentativo di dare dignità ai più deboli viene deriso se non minacciato e aggredito anche da soggetti istituzionali, questa giuria ha apprezzato il racconto polifonico dell’occupazione romana Metropoliz, con tante testimonianze e una descrizione vivida, corredata da magnifiche foto. Interessante il moltiplicarsi dei livelli di “share” in questo lavoro: il felice sodalizio tra marginalità sociali e impegno artistico, la complessa condivisione degli spazi da parte di persone coinvolte in un processo di evidente gentrificazione, i servizi messi a disposizione dai volontari, il richiamo al concetto di “TAZ” Zona Temporaneamente Autonoma, teorizzata agli inizi del 900 dove non esiste alcuna gerarchia e si dà forte rilievo alle relazioni umane. L’articolo di Panariello incuriosisce e invoglia a visitare lo spazio occupato Metropoliz, a Roma.

 

PROGETTI DA REALIZZARE

VINCONO EX AEQUO DUE PROGETTI:

INHABIT case plurali – 2500 Euro

Matteo Manghi e Silvia Sitton

documentario per il cinema e la televisione della durata (prevista) di 50′.

MOTIVAZIONI:

Il progetto INHABIT torna su un tema che è stato da sempre caro a Sabrina Sganga, ovvero il tema della condivisione dell’abitare. Qui il concetto di “Share” è interpretato nel senso più classico e più pieno: la condivisione è intesa come messa in comune di beni o servizi per sfidare il dogma della proprietà privata, ridurre gli sprechi e aumentare la cooperazione, lo scambio e il mutuo aiuto. Matteo Manghi e Silvia Sitton si propongono di sviluppare una riflessione sul concetto di “casa”, oltre gli aspetti convenzionali, estetici e di compravendita. Dal social housing all’ecovillaggio, dallo studentato allo spazio occupato e autogestito, il progetto esplora un’idea di Casa come luogo di relazioni e di esperienze, una casa come “modo di essere”.

 

Libertà di scienza – 2500 Euro

Giovanna Borrelli con Francesco Sparano

Articolo più infografiche – Longform* (si tratta di un formato di articolo extra large, con maggiore spazio per contenuti e approfondimenti. Gli articoli Longform conteggiano tra le 1.000 e le 20.000 parole e assumono spesso la forma di saggistica creativa o di giornalismo narrativo.)

MOTIVAZIONI:

Tra gli scienziati è in corso una ribellione verso il monopolio dell’editoria scientifica e c’è una crescente richiesta di una scienza più aperta e condivisa. Per il momento il dibattito si concentra sulla condivisione e l’accesso agli articoli pubblicati, ma la questione apre a concetti più vasti. Cosa comporterebbe avere un accesso davvero libero e gratuito agli studi scientifici? Quali sono gli interessi in gioco per i ricercatori, le istituzioni, le aziende private e i cittadini? Il progetto di Borrelli e Sparano affronta un tema molto attuale, che incrocia concetti come salute, progresso, tecnologia, conoscenza e accesso. La giuria ha ritenuto che proprio in un periodo in cui la scienza sta soffrendo per una crisi di credibilità, sia appropriato ed opportuno aprire un dibattito su cosa pensiamo che debba essere la scienza e a cosa debba servire, arrivando a chiederci di chi è la conoscenza e quali sono i rischi e i vantaggi di una maggiore trasparenza della ricerca e dei suoi finanziatori.

Questo progetto stimola dunque la consapevolezza dei cittadini: un’ottima proposta su un tema importante. Anche la forma del LONGFORM ci è sembrata originale e meritoria: in un’era di caduta dell’attenzione e della concentrazione, di notizie brevi e comunicazioni a base di icone e abbreviazioni, il LONGFORM restituisce sovranità alla complessità del presente, che non può e non deve semplificarsi oltre ogni limite di sicurezza.

 

 

MENZIONE 

 La sfida dei riders al capitalismo: il ritorno di mutualismo e cooperazione

Giorgio Tabani

documentario video, eventualmente affiancata da un longform

MOTIVAZIONI:

Si chiamano Foodora, Glovo, Justeat, Uber Eats, Gnammo: sono le multinazionali che consegnano a domicilio i pasti nell’era della GIG ECONOMY. Sono poche, agiscono in un regime di oligopolio e fissano loro condizioni e prezzo. Il lavoro duro però lo fanno i ciclo-fattorini, i riders, pagati intorno ai 5 Euro l’ora, oggi forse i più precari fra i precari e quindi anche i più adatti a prendere la testa di un radicale movimento di cambiamento. Da Valencia a Vienna, da Londra a Parigi, i riders si stanno mobilitando, riscoprendo un nuovo sindacalismo, la condivisione e le lotte comuni. Il Primo maggio 2018 infatti in tutta Europa è stato il giorno del Riders Pride, con scioperi generalizzati. Riusciranno i Riders a rivitalizzare le lotte per la dignità del lavoro così umiliate da normative sempre più liberiste? E’ questa la grande domanda del lavoro di Tabani, un lavoro che è stato molto apprezzato dalla giuria e che merita sicuramente una menzione sperando che Tabani riesca a portare fino in fondo il suo progetto che mette al centro un tema-cardine della contemporaneità: il lavoro precario.